la tradizione

Dai primi anni del 1800, è giunta fino a noi...

una tradizione antichissima

La ‘Ndocciata che si svolge in Agnone, centro montano dell’Alto Molise in provincia di Isernia noto per la sua millenaria produzione di campane, è la “tradizione natalizia legata al fuoco” più imponente che si conosca al mondo. Chi ha avuto la fortuna di assistere a questa spettacolare e suggestiva processione di fiamme e scintille, racconta di una lunga, interminabile emozione poco descrivibile se non vissuta, per l’appunto, dal vivo. L’origine della tradizione del fuoco che “infiamma” la Vigilia di Natale ad Agnone si perde nella notte dei tempi. Da principio la ‘Ndoccia (fonema dialettale che sta per ”grande torcia”) faceva parte certamente della ritualità pagana legata alla scadenza solstiziale del 21 dicembre. E’ noto infatti l’antico legame che l’uomo ha con il fuoco, ritenuto sin dall’alba della sua comparsa come fonte primaria di vita, elemento fecondatore e purificatore della natura; al pari sono noti agli studiosi i fuochi rituali che dalla Persia alla Normandia, dalla Russia al Galles, gli antichi abitatori dell’Europa e del vicino Oriente accendevano in onore del Dio Sole durante la notte più lunga dell’anno. Anche gli antenati degli attuali abitanti di Agnone, gli Osci e i temibili Sanniti che per secoli contesero a Roma il dominio dell’Italia centro meridionale, erano legati al fuoco, ai suoi significati e alle sue suggestioni. E’ da questo legame che deriva certamente la tradizione ultra millenaria del fuoco solstiziale che in Agnone, nel cuore dell’Appennino abruzzese-molisano, si è evoluta nella “‘Ndocciata”. Rito dedicato al sole ed al suo ciclo annuale fatto proprio dal cristianesimo e divenuto per questo fuoco in onore al Dio che nasce, al Cristo Luce e Salvatore del mondo. Da documenti scritti si hanno testimonianze di questa tradizione magico-rituale fin dai primi anni dell’ ‘800. I padri-protagonisti di questa tradizione erano i contadini, un rito agreste dunque colmo di significati simbolici, parte del linguaggio della semplicità contadina. Ad esempio: “Mentre la ‘Ndoccia ardeva” si traevano auspici: se soffiava la “borea” si prevedeva una buona annata, al contrario se tirava il “vento” . Se schioppettava andava bene, altrettanto se la fiamma era consistente: spari e fuochi, come ci insegna la storia delle tradizioni popolare, sono contro le streghe, considerate un vero e proprio male della società rurale. Anticamente, come oggi, la ‘Ndocciata di Agnone si svolgeva nella tarda serata del 24 Dicembre. Le maestose fiaccole, infatti, servivano con molta probabilità anche ad illuminare il cammino dei contadini che dalle zone rurali si portavano sino al paese per assistere alla messa natalizia di mezzanotte. Ma in che modo nei tempi più recenti si è arrivati a quello che è oggi la ‘Ndocciata? Negli anni trenta del novecento ancora i contadini solevano sfilare spontaneamente per le vie del centro cittadino con in spalla ognuno la grande torcia fatta spesso con le proprie mani. Ma il secondo conflitto mondiale portò anche alla fine – o meglio ad una sospensione che rischiava di preannunciarla – di questa antica abitudine. La tradizione fu felicemente ripristinata nei primi anni cinquanta dalla Pro Loco di Agnone che, per incentivare la partecipazione all’iniziativa, organizzò una gara con premi. Da allora possiamo dire che per la ‘Ndocciata fu un crescendo continuo in imponenza del rito e attaccamento degli Agnonesi ad esso. Oggi il 24 Dicembre è un giorno simbolo della tradizione Agnonese e un appuntamento irrinunciabile per migliaia di turisti che provengono da ogni dove.

i costumi

I portatori di ‘Ndocce, esclusivamente uomini, e le donne che partecipano alle scene indossano costumi del mondo contadino. L’abbigliamento maschile
è generalmente costituito di panno paesano (realizzato in casa fino agli anni sessanta), un pò rozzo, ma molto resistente. Per ottenerlo, anni addietro, si lavava la lana tosata, si faceva bollire dentro un caldaio di rame, una volta asciugata, veniva filata ed infine tessuta ai telai che si avevano in casa. Il colore predominante era l’azzurro, sia per gli uomini che per le donne, e si otteneva versando l’indaco in un recipiente di acqua bollente ed inseguito poi ci si immergeva il tessuto. 

come nasce la ‘ndoccia

Le ‘Ndocce, anticamente come oggi, hanno un’altezza di oltre tre metri. Se assemblate assumono la caratteristica forma a ventaglio o a raggiera. Si tratta in questo caso di torce multiple, di numero pari, variabile da due fino a oltre venti fuochi. Esse vengono trasportate da due o più portatori in costume contadino (caratteristica di esso è la storica cappa, mantello utilizzato soprattutto dai pastori, tagliato a ruota con il bavero alto, agganciato al collo, di colore nero). Il materiale utilizzato per la fabbricazione delle ‘Ndocce è l’abete bianco, reperito quasi esclusivamente nel bosco di Montecastelbarone una splendida foresta a nord di Agnone. Gli alberi prescelti sono individuati dagli agenti del Corpo Forestale dello Stato tra quelli malati, abbattuti da calamità naturali o secchi. I tronchi sono ripuliti dalla corteccia e tagliati in sottili listelli di circa un metro e mezzo di lunghezza, legati tra loro a mazzo e sovrapposti fino a raggiungere l’altezza di alcuni metri. Questa sovrapposizione di listelli è arricchita nel suo interno da steli secchi di ginestra, che faranno ardere la ‘Ndoccia caratterizzando il rituale anche sonoramente con il loro crepitìo. Questa pianta viene scelta per motivi di carattere logistico e tradizionale. L’abete è una pianta resinosa e di facile combustione, ma è anche l’albero-simbolo del Natale per molte popolazioni nordiche soprattutto di origine celtica non del tutto estranee alla tradizione agnonese. Inoltre il legno di abete non è difficile da trasportare e, se ben secco, è ricco dei rumorosi scoppiettìi che al momento dell’accensione fanno la differenza fra una buona ‘Ndoccia e una non riuscita. Una volta pronta, sarà premura dei gruppi partecipanti unirle a forma di ventaglio, sempre in numero pari, affinchè il carico risulti equilibrato sulle spalle.

i gruppi di portatori

Da secoli i protagonisti della ‘Ndocciata sono i potatori. Divisi in gruppi provenienti dalle contrade rurali di Agnone, gli uomini che sfilano con le grandi torce ardenti sulle spalle si sfidano ogni anno per la conquista del trofeo artistico dello “‘Ndocciatore“, realizzato anni fa dallo scultore Ruggiero Di Lollo. Cinque sono i gruppi che negli ultimi anni hanno animato la ‘Ndocciata. La contrada di “Sant’Onofrio” è certamente il gruppo più antico. Prende il nome dalla zona montana a nord di Agnone ed è formata da oltre 150 elementi tra uomini e donne. Il gruppo che rappresenta 
Agnone centro è quello denominato “Capammonde e Capaballe” nome che sta ad indicare la parte alta del paese. Composta da oltre 100 persone, questa formazione è la più giovane per età media. La contrada “Colle Sente” può definirsi il gruppo di “alta quota”. Proviene infatti da un nucleo abitato situato a ovest di Agnone oltre i 1000 metri di altitudine. La contrada “Guastra” anche se appartiene amministrativamente al comune di Capracotta è legata da sempre a questa tradizione Agnonese; infatti fino a qualche anno fa, gli abitanti di questo gruppo di case rurali accendevano torce ardenti vicino agli usci la sera della vigilia di Natale. Infine “San Quirico” rappresenta il territorio rurale di Agnone più a valle, è il gruppo meno numeroso della ‘Ndocciata ma particolarmente agguerrito e legato a questa tradizione.

Riconoscimenti

Patrimonio D'Italia Per La Tradizione

La ‘Ndocciata di Agnone è stata riconosciuta quale “Patrimonio D’Italia Per La Tradizione” dal Ministro Del Turismo On. Brambilla a Roma il giorno 28 luglio 2011

Francobollo "Il Folklore Italiano"

Il giorno 7 Dicembre 2012 è stato emesso, in tre milioni di pezzi, un francobollo ordinario dalla Stato Italiano e dal Ministro per lo Sviluppo Economico appartenente alla serie tematica “Il Folklore Italiano” dedicato alla ‘Ndocciata di Agnone

Contatti

telefono

+(39) 0865.77249

eMail

info@ndocciataagnone.it

indirizzo

Corso Vittorio Emanuele 74
(IS), Agnone

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